Pubblicato da: Marcello | gennaio 21, 2008

Chi è il miglior playmaker della NBA?

Nash

Ne abbiamo scelti quattro. Potevano essere molti di più, ma abbiamo preferito puntare su quei giocatori che si avvicinano ai dieci assist di media. Playmaker puri, dunque, giocatori che amano molto far segnare gli altri oltre ad essere decisivi quando si tratta di fare punti. Fra i grandi esclusi, una citazione la meritano Baron Davis, play di Golden State con 22 punti e 8 assist a partita, ed ovviamente Tony Parker, leader dei San Antonio Suprs con 20 punti e 6.5 assist per allacciata di scarpa. Ma è tempo di capire chi è il miglior playmaker puro dell’NBA. Via alle nomination.

STEVE NASH – Playmaker dei Phoenix Suns classe 1974. Votato per ben due volte consecutive miglior giocatore della lega, stagione 2005 e 2006. Il bianco canadese viaggia, in questa stagione, a 17 punti e 11.9 assist di media. Leader assoluto nella classifica delle assistenze, Nash è un giocatore dal talento straordinario. Grandissima visione di gioco, fantasia enorme con la palla in mano, tiratore superbo. Ha tutto ciò che serve ad un playmaker. Spesso e volentieri i suoi passaggi sono conditi da numeri elettrizzanti, quasi avesse gli occhi dietro la testa. L’unico suo punto debole è la difesa, anche se è notevolmente migliorato dai suoi primi anni in NBA. Giocatore dal fisico normale, in una lega super atletica, il canadese è il direttore d’orchestra di una delle squadre più spettacolari del campionato.

JASON KIDD – Play dei New Jersey Nets classe 1973. Se si guardano i punti, 11.5 di media, suo minimo, sembra che Jason sia ormai giunto al capolinea della sua lunghissima carriera in NBA, ben 13 stagioni. Non è mai stato un grandissimo realizzatore, né un eccelso tiratore. Ma i punti non sono tutto e mister tripla doppia lo sa bene. 8.8 rimbalzi di media, oltre ad essere il suo massimo in carriera, lo proiettano direttamente nella classifica dei migliori rimbalzasti della lega, esattamente al 30° posto. Non male per un playmaker bianco dal fisico sicuramente non eccezionale. Ma quello che stupisce ancor di più è che Kidd sta viaggiando a 10.6 assist di media. Sono il suo secondo miglior risultato in carriera, dopo il 10.8 del ‘98-’99. Giocatore completo come pochi, vive e gioca il basket a 360°.

CHRIS PAUL – Talentuoso playmaker dei New Orleans Hornets classe 1985. Il giovane Paul, al suo terzo anno in lega, sta mettendo in piedi una stagione impressionante: 22 punti di media conditi da 10.4 assist, 3° posto nella classifica dei migliori passatori. Davvero niente male per un piccoletto di 183 centimetri! Nonostante l’altezza non sia il suo forte, il giovane play da Wake Forest, oltre ad essere un ottimo passatore, fa della penetrazione la sua arma migliore. Non ha paura di buttarsi in area pitturata tagliando in due le difese avversarie con fulminee penetrazioni. Dispone di un buon tiro da fuori, non ancora dall’arco dei 3 punti, e di interessanti doti difensive. Giocatore completo con ancora margini di miglioramento. La grande stagione degli Hornets porta sicuramente la sua firma.

DERON WILLIAMS – Playmaker degli Utah Jazz. Classe 1984. Anch’egli, come Paul, è al terzo anno tra i pro. Forse dei quattro è il migliore tiratore puro, dalla tecnica straordinaria. Questo fa di lui un grande attaccante con i suoi 19.4 punti di media. Se la cava molto bene anche a passare. I 9.1 assist di media lo dimostrano. Vale lo stesso discorso fatto per Paul: è già uno dei migliori nel suo ruolo, ma la giovane età fa pensare ad ulteriori miglioramenti futuri.

IL VINCITORE – Accidenti! Non è per niente facile scegliere tra questi quattro straordinari giocatori. Siccome la domanda del titolo implica una risposta, un nome lo devo fare. Se scegliessi in relazione all’età, prenderei Paul tutta la vita. Sarebbe però troppo facile. Ecco perché, a mio giudizio, la palma di vincitore va a Steve Nash. Esperto, talentuoso, offensivamente devastante. Vederlo giocare è veramente uno spettacolo, come spettacolari sono i sui passaggi. Il miglior playmaker puro attualmente nella NBA è dunque il bianco canadese, senza nulla togliere agli altri. Lunga vita Steve!

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